Il Nido degli Angeli - Asilo Nido d'Infanzia 0 - 3 anni - Formazione - Corsi Pre Parto - Pescara ">

Gli Incontri con l'Ostetrica

A cura di Federica D'Aurora, Ostetrica

 

 

2 Incontro - La Gravidanza

 

COME VIVERE AL MEGLIO LE TRASFORMAZIONI DEL NOSTRO CORPO

Nel corso dei nove mesi della gravidanza il corpo della donna va incontro ad importanti modificazioni fisiologiche, che potrebbero generare ansia nella futura mamma.

e' importante, pero', ricordare che il corpo umano e' una macchina perfetta che non ci farebbe mai affrontare situazioni per le quali non siamo programmati e preparati!

Di conseguenza anche l'eventuale insorgenza di disturbi correlati alla gravidanza, come nausee, mal di schiena e stanchezza, rientrano in un processo fisiologico del tutto naturale, e sono facilmente prevenibili e ed (affrontabili) sostenibili.

Fondamentale e' quindi la conoscenza del proprio corpo, ed in particolare di tutte le strutture anatomiche che accolgono il feto, come il bacino ed il perineo, che possono essere preparate per affrontare al meglio il travaglio ed il parto.

La coppia, inoltre, durante la gravidanza si trovera' ad affrontare molteplici ed importanti scelte per il futuro del proprio bambino. La donazione del sangue cordonale e' una di queste e necessita di un adeguato counselling affinche' la coppia possa prendere una decisione serena e responsabile.

L'Ostetrica, durante il corso di accompagnamento alla nascita, aiuter%uFFFD le coppie a conoscere e capire tutti i cambiamenti che avvengono nell'arco dei nove mesi, dando loro gli strumenti ed i consigli pi%uFFFD adatti per affrontare in maniera equilibrata e consapevole la gravidanza.


Disturbi digestivi

Nausea, vomito, scialorrea e singhiozzo

Prevenzione: fare piccoli pasti.

Dieta: bere molto per evitare la disidratazione e reintegrare i minerali.  Consumare cibi ricchi di vitamina B1-B6 (orzo, riso, lievito di birra..) ed aumentare l'apporto di proteine.

Pirosi gastrica e reflusso gastroesofageo

Prevenzione: mantenere una postura corretta, dormire con testa e spalle sollevate. Fare pasti piccoli e frequenti masticando a lungo e lentamente.

Dieta: evitare alcolici e tabacco; limitare l'assunzione di zuccheri.

Costipazione, stipsi

Prevenzione: attivit%uFFFD fisica regolare.

Dieta: bere molto lontano dai pasti; aumentare l'assunzione di cibi ricchi di fibre e scorie (frutta fresca, verdure, cereali, legumi..).

 

Disturbi venosi

Emorroidi

Prevenzione: evitare la vita sedentaria e ridurre gli sforzi fisici. Prevenire la stipsi. Curare l'igiene intima.

Dieta: consumo di vitamina C (tonifica le pareti dei vasi).

Vene varicose e varici

Prevenzione: fare attivit%uFFFD fisica, evitando la stazione eretta prolungata e l'esposizione a fonti di calore. Dormire con le gambe rialzate rispetto al bacino.

Dieta: aumentare l'apporto di vitamine C ed E (frutta fresca e secca).

 

 

Disturbi cutanei

Smagliature

Prevenzione: massaggiare addome, seno, cosce e zona natiche con creme a base di burro di karit%uFFFD o con olio di mandorle o evo.

Dieta: cibi ricchi di vitamine A e C ( frutta e verdura fresche, uova, latte).

Edemi

Prevenzione: non mantenere a lungo la stazione eretta; quando si %uFFFD sedute mantenere le gambe rialzate con dei cuscini. Consigliate docciature fredde. Controllare la pressione una volta a settimana.

Dieta: ridurre l'apporto di sali; bere molta acqua.

 

INOLTRE

 

Mal di schiena / sciatica

Prevenzione: mantenere una postura corretta. Fare attivit%uFFFD fisica. Indossare calzature comode evitando l'uso di tacchi.

Vertigini

Prevenzione: cambiare posizione lentamente senza movimenti bruschi; evitare il decubito supino, preferendo le posizioni laterali e con le gambe rialzate.

Stanchezza e sonnolenza

Prevenzione: consumare pasti piccoli e leggeri; assecondare il bisogno di riposo, quando possibile.

 


4 Incontro - Il Parto: Prima Fase

Una delle piu' grandi paure di una donna in gravidanza e' il dover affrontare il dolore delle contrazioni. Bisogna ricordare che lo scopo delle doglie e' quello di aiutarci a mettere al mondo il nostro bambino, e che fortunatamente esistono diversi metodi naturali (es. massaggi, uso dell'acqua calda) e non (epidurale) che ci aiutano a fronteggiare il dolore e ad avere un parto sereno.

Il parto naturale e' una condizione fisiologica che conclude il tempo della gravidanza e' costituito da diverse fasi che vanno dal travaglio alla fase espulsiva del bambino. Per travaglio si intende quell'insieme di fenomeni che si  conclude  con  l'espulsione del feto dall'utero materno.

La prima fase del parto e' caratterizzata  dall'insorgenza delle contrazioni dolorose associate alle modificazioni anatomiche del collo uterino  che si appiana e si dilata. All'inizio del  travaglio le contrazioni sono solitamente sporadiche e si vanno via via intensificando. Per mezzo delle contrazioni, la cervice si dilata, aprendo cosi' il passaggio al bambino. La frequenza e la durata di tali contrazioni varia a livello individuale. La donna avverte il dolore a livello della zona sovra pubica. Inoltre puo' verificarsi l'espulsione del cosiddetto "tappo mucoso", assieme a piccole striature di sangue dovute alle iniziali modificazioni della cervice uterina.

L'inizio del travaglio puo' avvenire improvvisamente o gradualmente, e viene definito come regolare attivita' uterina in presenza di dilatazione della cervice.

La durata di questa fase e' molto variabile (anche in base a quando si stabilisce l'inizio); in genere dura circa 5-6 ore nelle nullipare, e anche meno nelle pluripare. Quando inizia il travaglio vero e proprio, il collo dell'utero si appiana completamente e grazie a contrazioni sempre piu' intense si dilata fino ad arrivare a circa dieci centimetri di diametro. In questo modo utero e vagina formano il canale del parto attraverso cui uscira' il bambino. Fino ai 4/6 centimetri di dilatazione di solito le contrazioni sono abbastanza distanziate e sopportabili

 


5 Incontro - Il Parto: Seconda Fase

E' nella seconda fase le contrazioni diventano piu' dolorose e ravvicinate, e portano il collo dell'utero a dilatarsi completamente. Questa fase puo' durare da trenta minuti a due ore e  termina con il raggiungimento della dilatazione completa della cervice uterina, spesso avviene rottura spontanea delle membrane amniotiche ("rottura delle acque").                          
Quando la dilatazione della cervice e' attorno agli 8-10 centimetri le contrazioni possono essere molto intense e vicine tra loro. La fase finale del travaglio dura in genere da 30 minuti a due ore ed e' la piu' difficile da sopportare, poiche' tra una contrazione e l'altra non si fa in tempo a riposare.
Quando il collo dell'utero e' dilatato al punto da combaciare con la circonferenza della testa del bambino, inizia la fase espulsiva, ossia quella  delle spinte. Il collo dell'utero si e' dilatato completamente e ha il compito di far procedere il nascituro lungo il canale del parto, una struttura muscolo-mucosa, composta dalle ossa del piccolo bacino, dall'ischio e dall'ileo e dietro dal sacro e dal coccige. Nella prima fase, che dura al massimo un'ora, la vagina non e' ancora distesa e la mamma non sente la necessita' di spingere.
La fase espulsiva comincia quando la dilatazione e' completa. Le contrazioni sono favorite dall'ormone ossitocina la cui secrezione viene stimolata dai segnali nervosi in seguito alla dilatazione dell'utero. Una volta nato il bambino inizia la fase del secondamento attraverso la quale l'utero materno espelle gli annessi fetali (placenta, cordone e membrane amnio coriali).

 


6 Incontro - L'Allattamento

Il tessuto ghiandolare e' circa il doppio di quello adiposo. La percentuale di tessuto adiposo e' di supporto e non influisce sulla produzione di latte: la dimensione delle mammelle non condiziona la capacita' di allattare e la possibilita' di produrre latte a sufficienza.

Sia durante la gravidanza che dopo il parto, e' opportuno evitare che la pelle del capezzolo si secchi troppo. Per ammorbidirla ed elasticizzarla la si puo' massaggiare con oli naturali, in questo modo si riduce anche l'insorgenza delle ragadi. E' preferibile, inoltre, non utilizzare saponi aggressivi, indumenti sintetici o troppo stretti (non favoriscono la traspirazione cutanea) ed esporre il capezzolo all'aria. Dopo la poppata e' meglio sciacquare il seno solo con acqua ed asciugarlo accuratamente.

Quando il capezzolo e' dolente applicarvi qualche goccia di latte materno serve a nutrire la pelle e ad evitarne la secchezza.

 

IL LATTE MATERNO

Nei primi giorni dopo il parto viene prodotto il colostro (primo latte): e' ricco di proteine, vitamine, sali minerali e fattori immunizzanti, ma povero di grassi. Il colostro stimola l'espulsione del meconio (prime feci).

Dopo 48/72h dal parto avviene la montata lattea e viene prodotto il vero e proprio latte materno: rispetto al colostro contiene maggiori grassi ed e' quindi piu' nutriente, e' specifico e ad alta digeribilita', e' a temperatura costante, sterile, economico e protegge il neonato dalle infezioni. Nei primi minuti della poppata, il latte e' ricco di acqua e poi diventa piu' sostanzioso: infatti il neonato si attacca anche per dissetarsi. Quando l'allattamento al seno e' esclusivo basta come alimento e come bevanda fino ai 6 mesi del bambino e non sono quindi necessarie integrazioni di alcun tipo nella sua alimentazione. Il latte materno si conserva 4h a temperatura ambiente, 24h a temperature inferiori a 15%, 8 giorni a 2-4% e 3/6 mesi in congelatore.

L'allattamento al seno presenta dei benefici anche per la mamma: minor sanguinamento dopo il parto, ritorno al peso pregravidico in tempi piu' brevi, riduzione del rischio di carcinoma ovarico e della mammella.

Durante l'allattamento non si deve escludere dalla propria alimentazione alcun cibo, ma %uFFFD preferibile limitare il consumo di bevande alcoliche e bevande contenenti caffeina e teina.

 

L'ATTACCO AL SENO

I segnali di un attacco efficace sono:

  • Bocca spalancata
  • Labbra estroflesse
  • Mento che tocca il seno
  • Bocca del bambino che copre anche parte dell'areola

L'allattamento al seno e' detto a "richiesta" poiche' non segue orari rigidi, ma le esigenze del bambino. Il neonato si alimenta almeno 8 volte al giorno e i primi segnali di fame possono essere:

  • Movimenti e rumori di suzione
  • Portarsi le mani alla bocca
  • Tenui vagiti o sospiri
  • Irrequietezza (il pianto %uFFFD un segnale tardivo di fame, e pu%uFFFD interferire con l%u2019allattamento)

Se l'attacco al seno e' corretto la mamma notera' che il bambino mantiene una modalita' ritmica di suzione/deglutizione/respiro con pause periodiche, ha mani e braccia rilassate, la bocca umida e la deglutizione e' udibile. La madre durante la poppata notera' un ammorbidimento del seno, rilassamento, sete, contrazioni uterine, perdite di latte dal seno opposto, capezzolo allungato ma non abraso o schiacciato dopo la poppata.

Se il neonato assume la giusta quantita' di latte evacua almeno 3 volte al giorno, ha almeno 6 minzioni al giorno, recupera il peso della nascita a 10 giorni di vita e cresce di circa 20-35 grammi al giorno per i primi 3 mesi.


Il Perineo

La maggior parte delle donne sente parlare di perineo per la prima volta durante la gravidanza o addirittura dopo il parto, ignorando l'importante ruolo che esso svolge durante tutta la nostra vita!

Il perineo o pavimento pelvico %uFFFD composto da un insieme di muscoli, fasce e legamenti, che insieme ai muscoli addominali ed al diaframma respiratorio vanno a "delimitare" l'addome.

Il perineo %uFFFD diviso in quattro strati ben definiti, strettamente connessi con le ossa del bacino.

Svolge numerose funzioni: offre sostegno agli organi pelvici, si oppone ai bruschi aumenti della pressione intra addominale (starnuti, tosse, sollevamento di pesi) con una contrazione riflessa per garantire la continenza, favorisce il reflusso venoso e linfatico ed ha un ruolo attivo durante il parto.

Come tutti gli altri muscoli, anche i muscoli perineali se non vengono usati perdono di tono, elasticit%uFFFD e trofismo, che possono portare all'insorgenza di incontinenza e prolassi; ma fortunatamente anche i muscoli del pavimento pelvico possono essere "allenati" per poter svolgere a pieno le loro funzioni.  Imparare a conoscere e ad usare questa parte del corpo, fondamentale per le donne, %uFFFD quindi il modo migliore per prevenirne le disfunzioni.


Il Parto in Acqua

I benefici del parto in acqua, provati da numerosi studi, portano molte donne a sceglierlo e finalmente anche in Abruzzo diverse strutture propongono questa modalit%uFFFD di parto.

La partoriente pu%uFFFD decidere quando immergersi e per quanto tempo rimanere immersa, purch%uFFFD tutto proceda nella fisiologia. Entrare in vasca a travaglio ben iniziato %uFFFD la condizione ideale affinch%uFFFD il calore non eserciti un'azione troppo rilassante tale da bloccare l'attivit%uFFFD contrattile.

L'immersione in acqua calda, non oltre i 37%uFFFDC, permette alla muscolatura di distendersi, alla partoriente di riacquistare le energie, di conciliare il sonno e di ristabilire la circolazione riducendo gli edemi.

La donna pu%uFFFD decidere quale posizione assumere, l'importante %uFFFD che la pancia sia completamente immersa nell'acqua; il respiro da adottare %uFFFD addominale per ossigenare meglio il bambino.

Benefici dell'acqua per la donna: rilassa la donna anche nel periodo prodromico; riduce la pressione arteriosa in travaglio; favorisce la scelta delle posizioni ed aiuta a mantenerle, poich%uFFFD riduce la gravit%uFFFD e quindi il peso corporeo; riduce il consumo di energia; riduce la percezione del dolore e di tutti gli stimoli esterni di stress;  favorisce ed accelera la dilatazione del collo uterino; riduce i tempi del travaglio; rilassa la zona vagino-perineale che si dilata agevolmente al passaggio del bambino, riducendo l'uso dell'episiotomia; rende possibile il contatto "pelle a pelle"; riduce tutte le manovre ostetriche.

Benefici dell'acqua per il bambino: il bambino si adegua pi%uFFFD facilmente alla vita extrauterina, poich%uFFFD passa da un liquido ad un altro, che hanno la stessa temperatura; favorisce l'Imprinting ed il Bonding; riduce le percezioni determinate dal tatto, dai suoni, dalla luce e dagli odori; favorisce il benessere del bambino con un effetto tranquillizzante.

Durante il parto in acqua il neonato ha fisiologicamente attivato un riflesso, il diving reflex, che impedisce di aspirare l'acqua durante la nascita; infatti la respirazione si attiva quando il viso attraverso i suoi recettori viene a contatto con l'aria o quando vi %uFFFD un'eccessiva manipolazione del bambino mentre %uFFFD ancora in acqua, o se la temperatura della stessa %uFFFD inferiore a 37%uFFFDC.  Il diving reflex giunge al massimo della sua maturit%uFFFD alla 37a settimana gestazionale. 


Il Fumo in Gravidanza e dopo la Nascita

Il fumo, si sa, fa male e non solo in gravidanza! %uFFFD quindi importante smettere per la salute di mamma e bambino. Per aiutarvi a smettere potete chiedere aiuto al medico di famiglia, all'ostetrica, al ginecologo ma anche a parenti ed amici. 
L'esposizione al fumo di tabacco causa lungo tutto il percorso nascita, numerosi problemi, che possono essere distinti in fetali, perinatali e post-natali.
L'esposizione prenatale al fumo aumenta il rischio di aborto spontaneo, di mortalit%uFFFD perinatale (in particolare di Sindrome della morte improvvisa del lattante o SIDS) e soprattutto di basso peso alla nascita. Il fumo delle madri provoca una significativa riduzione nella crescita intrauterina, con conseguente nascita di bambini con basso peso per l'et%uFFFD gestazionale (<2500 grammi).
%uFFFD stata dimostrata, inoltre, un'associazione tra esposizione al fumo e malattie respiratorie (es. tosse, bronchiti, polmoniti) in particolare nel primo anno di vita, anche se la madre fuma solo dopo e non durante la gravidanza. 
Raccomandazioni per i genitori:
non fumare, in particolare in gravidanza e durante l'allattamento al seno;
non esporre la donna in gravidanza al fumo passivo;
non fumare in casa e nei luoghi dove si %uFFFD insieme ai bambini;
chiedere a chiunque frequenti la casa di astenersi dal fumare all'interno della stessa.
Per maggiori informazioni pu%uFFFD essere utile consultare il sito www.mammeliberedalfumo.it

 


La donazione del sangue cordonale

Il sangue cordonale %uFFFD il sangue che residua nei vasi del cordone ombelicale e della placenta dopo il parto. Da circa 20 anni %uFFFD stata dimostrata la presenza di cellule staminali, del tutto simili a quelle del midollo osseo, nel sangue cordonale; pertanto esso %uFFFD una risorsa preziosa per la cura di numerose malattie del sangue, come le leucemie, alcune gravi forme di anemia, la talassemia e deficit congeniti del sistema immunitario.

Esistono in tutto il mondo banche pubbliche che conservano unit%uFFFD cordonali, rispondenti a standard internazionali. Esistono due tipi di donazione: quella solidaristica e quella dedicata.

Effettuando una donazione solidaristica il sangue cordonale del proprio bambino viene donato a chiunque ne abbia bisogno e risulti compatibile: infatti l%u2019unit%uFFFD donata, in modalit%uFFFD anonima, entra a far parte di un registro internazionale, consultabile dai Centri Trapianto di tutto il mondo. Se, invece, l%u2019unit%uFFFD dovesse servire al donatore o ad un suo familiare, in quanto rispondente agli standard di qualit%uFFFD e sicurezza, se ancora disponibile, verr%uFFFD rilasciata dietro richiesta del medico.

Per effettuare la donazione bisogna effettuare un colloquio con il personale del Presidio Ospedaliero scelto per il parto, che fornir%uFFFD tutte le informazioni necessarie; sottoscrivere un consenso informato; sottoporsi ad un%u2019anamnesi, per valutare lo stato di salute dei donatori, l%u2019eventuale presenza di malattie ereditarie in famiglia ed i fattori di rischio per la trasmissione di malattie infettive.

Inoltre se il campione prelevato non dovesse essere sufficiente per l%u2019uso clinico, pu%uFFFD essere utilizzato a scopo di ricerca.

Nella donazione dedicata o autologa il sangue cordonale pu%uFFFD essere donato ad un familiare del neonato (fratello-madre-padre), nel caso in cui sia affetto da una malattia curabile con il trapianto; oppure pu%uFFFD essere conservato nel caso in cui ci sia un rischio elevato di avere altri figli affetti da una malattia ereditaria curabile con il trapianto. Queste due modalit%uFFFD di donazione sono gratuite.

E%u2019 possibile conservare il sangue presso banche private estere per uso personale, sostenendo i costi che ne derivano . In questo caso bisogna contattare la Direzione Medica dell%u2019ospedale sede del parto per le pratiche amministrative, e prendere accordi con il personale del reparto per la raccolta.

La comunit%uFFFD scientifica internazionale non raccomanda questo tipo di conservazione poich%uFFFD le prospettive di utilizzo per trapianto sono remote, mentre le sperimentazioni per altri tipi di applicazioni non hanno ancora avuto conferma clinica.

Per maggiori informazioni %uFFFD possibile consultare il sito www.trapianti.salute.gov.it o il centro trasfusionale del Presidio Ospedaliero scelto per il parto.

 

La diagnosi prenatale

Per Diagnosi Prenatale si intende l%u2019insieme delle indagini, strumentali e di laboratorio, mediante le quali %uFFFD possibile monitorare lo stato di salute e di benessere del feto durante il corso della gravidanza. L%u2019impiego delle tecniche di diagnosi prenatale %uFFFD volto ad identificare patologie che interessano il feto su base genetica, infettiva, iatrogena o ambientale: alcune patologie malformative multifattoriali, le anomalie cromosomiche e le malattie geniche di cui si conosca lo specifico difetto, nonch%uFFFD  la presenza del genoma di agenti infettivi (es. Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicella Zooster, Rubeovirus, HIV, Toxoplasma gondii, Parvovirus).

Gli screening prenatali non invasivi si basano essenzialmente sull%u2019analisi di marcatori biochimici sul sangue materno, combinati con le indagini ecografiche. L%u2019esito del test esprime una quantificazione del rischio, cio%uFFFD una probabilit%uFFFD, ma non hanno certezza diagnostica! Queste metodiche di screening sono orientate ad individuare i difetti del tubo neurale (es. spina bifida) e alcuni difetti cromosomici (es. sindrome di Down).

Il triplo-test (o tri-test) %uFFFD basato sul dosaggio, nel secondo trimestre, dell%u2019Alfa-fetoproteina (AFP), della gonadotropina corionica e dell%u2019estriolo non coniugato, combinato con l%u2019et%uFFFD materna e con l%u2019et%uFFFD gestazionale misurata ecograficamente. Il bi-test, utilizza il sangue materno acquisito attorno alla 11a settimana, sul quale viene dosata la frazione libera della beta gonadotropina corionica ed una glicoproteina ad elevato peso molecolare, la Pregnancy Associated Plasma Protein A (PAPP-A).

Queste analisi vengono associate con la misurazione dello spessore della cute nucale (translucenza nucale - TN), che si esegue tra l%u201911a e la 14a settimana di amenorrea.

Negli ultimi anni %uFFFD stato sviluppato il test contingente (TN marker biochimici a 11-13 settimane; marker ecografici a 12-13 settimane o biochimici a 14-16 settimane), che consente di migliorare la specificit%uFFFD del test.

La diagnosi prenatale invasiva, invece, consiste nel prelievo di materiale biologico fetale e, a differenza dei test di screening, da certezza diagnostica.

La villocentesi consiste nel prelievo di tessuto placentare. L%u2019epoca ideale per eseguire il prelievo %uFFFD tra la 10a e la 13a  settimana di gravidanza.

L%u2019amniocentesi consiste, invece, nel prelievo di liquido amniotico; si definisce %u201Cprecoce%u201D se eseguita tra la 10a e la 14a settimana, ma presenta maggiori rischi; il periodo ideale %uFFFD tra la 15a  e la 18a settimana di gestazione.

Prima di eseguire l%u2019esame %uFFFD necessario un colloquio informativo con il medico, che chiarisca l%u2019efficacia diagnostica ed i rischi. I prelievi vengono eseguiti in ambulatorio, in ambiente sterile, e la coppia, salvo complicazioni, pu%uFFFD tornare a casa dopo l%u2019esecuzione dell%u2019esame.

 

Il Moncone Ombelicale

A pochi minuti dalla nascita il cordone ombelicale, che durante la vita intra-uterina collega la madre al suo Piccolo permettendone lo sviluppo e l%u2019accrescimento, viene clampato e tagliato. Il %u201Cmoncone%u201D contiene parte delle due arterie ombelicali, della vena ombelicale ed è ricoperto da membrane. Esso va incontro ad un processo fisiologico che lo porta ad asciugarsi e staccarsi completamente in circa 7-14 giorni, lasciando la cicatrice ombelicale, ma ci sono casi in cui la definitiva cicatrizzazione si osserva dopo 20-30 giorni di vita. Le prime cure vengono effettuate in ospedale e sarà lo stesso personale a consigliare i neo genitori su come proseguire le cure anche a casa. L%u2019assistenza al moncone ha il compito di preservarlo dall%u2019inquinamento batterico e dall%u2019umidità, affinché possano realizzarsi i vari passaggi riparativi e, soprattutto, non subentrino patologie infettive. Per questo la cura del cordone ombelicale è molto importante, ma anche molto semplice da mettere in pratica. La tendenza attuale è di gestire il moncone utilizzando meno prodotti possibile. L'elemento fondamentale consiste nel lavarsi accuratamente le mani (con acqua e sapone) ogni volta che si debba toccare il neonato per cambiarlo e sostituire la garza con una sterile ed asciutta, fino a 2-3 giorni dalla caduta. Una volta assicurata l'accurata pulizia delle mani, basta controllare che il moncone sia asciutto e sostituire la garza quando questa si sporca o si bagna con le feci o le urine del neonato. In questo caso  basta usare acqua e sapone per lavare sia il moncone che la cute circostante, asciugare e poi mettere una garza pulita, che si tiene ferma sulla pancia del neonato con una retina tubolare. Generalmente si consiglia di non fare al neonato il bagno per immersione, cioè nella vasca, finché il moncone non si è separato e la cicatrice non è asciutta. Questa accortezza servirebbe ad evitare di allungare i tempi della caduta del moncone e per evitare che attraverso l'acqua del bagnetto alcuni germi possano raggiungere il cordone ed entrare nell'organismo del neonato. Questa raccomandazione tuttavia non è basata su alcuna evidenza scientifica e non è universalmente adottata. Una volta che il moncone cade di solito resta una piccola cicatrice. Modeste secrezioni ematiche ( chiamate %u201Cgemizio%u201D ombelicale) possono durare giorni dalla caduta del moncone e rivestono nella maggioranza dei casi una assoluta benignità.  A volte la cicatrice può apparire umida, con secrezione di muco e di sangue ed una lieve escrescenza: si tratta di una sovrabbondanza di tessuto della cicatrizzazione, detto granuloma, che non rappresenta un problema o fattore di rischio di infezioni. E' però necessario rivolgersi al pediatra che interviene direttamente nel suo ambulatorio effettuando delle ripetute toccature con il nitrato d'argento, una terapia assolutamente indolore per il neonato e che porta alla risoluzione del granuloma nel giro di qualche giorno.

COSA NON FARE?

Non tagliate il moncone con forbici o bisturi: cadrà spontaneamente!

Non disinfettarlo con l%u2019alcool, da evitare in generale nei bambini.

 

QUANDO CONTATTARE IL PEDIATRA?

  • Se dovessero passare più di 2 settimane dalla caduta del moncone alla completa cicatrizzazione
  • Se il neonato ha febbre non altrimenti spiegata 
  • Se  il moncone o la cicatrice ombelicale sanguina 
  • Se dovesse essere presente una secrezione (in genere di colorito giallastro e maleodorante)
  • Se il moncone e la cute circostante si presentano arrossati, gonfi e dolenti alla pressione.

 


Come distinguere l'ingorgo mammamario dalla mastite

L%u2019ingorgo mammario e la mastite sono due patologie del seno con sintomi simili, che avendo cause diverse vanno diagnosticate e trattate in maniera corretta.

Entrambe si presentano con seno caldo, arrossato e duro, dolore, secrezione di latte molto scarsa o assente. Mentre nell%u2019ingorgo le condizioni generali della mamma sono buone, nella mastite compare febbre alta e una condizione di effettivo malessere generale.

L%u2019ingorgo mammario è dovuto ad una stasi del latte per incompleto svuotamento del seno. Generalmente è monolaterale ed i sintomi possono essere limitati ad un%u2019area specifica del seno; tende a manifestarsi entro la decima-dodicesima giornata dal parto. Per la prevenzione ed il trattamento è essenziale che il bambino si attacchi al seno ogni volta che lo desidera e che l%u2019attacco avvenga in maniera corretta, così da assicurare lo svuotamento di entrambi i seni.

Qualora l%u2019attacco del neonato non sia sufficiente o non sia possibile, la neomamma può rivolgersi al personale specializzato, che la aiuterà con impacchi caldi e freddi, massaggi e svuotamento manuale.

La mastite, invece, è una vera e propria infezione del tessuto ghiandolare mammario, favorita da un ingorgo trascurato, da ragadi ed eventualmente da scarsa igiene personale o del materiale utilizzato durante l%u2019allattamento (es. tiralatte). Poiché reggiseni troppo stretti e borse pesanti a tracolla possono favorirne l%u2019insorgenza, è bene utilizzare indumenti larghi che non esercitino pressione sul seno. In genere è monolaterale e compare dopo la montata lattea entro i primi 3 mesi. Se non trattata può evolvere in un ascesso mammario.

La mamma dovrà assumere antibiotici, ed eventualmente antidolorifici, secondo prescrizione medica. Anche in questo caso è fondamentale che il seno venga svuotato, aiutandosi con impacchi caldi e delicati massaggi prima dell%u2019attacco del bimbo.    

Un intervento precoce ed un%u2019assistenza specialistica aiutano le mamme a risolvere questi fastidiosi problemi, sostenendole nella prosecuzione dell%u2019allattamento. 

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